«I dati relativi agli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli spazi pubblici indicano che la strategia lombarda per l’eliminazione delle barriere architettoniche è ancora incompleta, disomogenea e troppo spesso inefficace.
Gli sforzi, a partire dalla legge 14/2020, e gli stanziamenti fin qui erogati non bastano.
Anche in funzione del fatto che solo il 44% delle risorse disponibili è stato effettivamente utilizzato.
Un dato che segnala le difficoltà nella capacità di pianificare, progettare e attuare interventi strutturali nei territori.
Anche fronte di una maggiore partecipazione dei Comuni ai bandi regionali, il quadro resta disomogeneo.
Emerge un dato politico rilevante: la partecipazione dei Comuni ai bandi non è determinata da bisogni sociali o economici, ma dalla chiarezza delle regole, dalla comunicazione istituzionale e dalla qualità del supporto tecnico fornito.
Questo evidenzia una debolezza strutturale nella governance regionale.
Serve un cambio di passo.
Non basta più finanziare: occorre costruire una governance dell’accessibilità, attraverso l’istituzione di un centro regionale di competenza, un registro telematico aggiornato, strumenti digitali unificati e percorsi di formazione per i tecnici comunali, così come suggerito dal Rapporto.
Spesso commettiamo l’errore di considerare la problematica delle barriere architettoniche come un qualcosa che non ci riguarda.
Si tratta di un errore, perché la questione tocca da vicino tutti noi e non dobbiamo rendercene conto solo nel momento in cui per ragioni di necessità ce la troviamo davanti agli occhi.
Abbattere le barriere architettoniche non è solo un dovere normativo: è una questione di civiltà»


