Le case di comunità dovevano essere la grande rivoluzione della sanità territoriale lombarda.
Dopo la pandemia ci era stato promesso un sistema sanitario più vicino ai cittadini, con medici, infermieri, specialisti e servizi capaci di prendersi cura delle persone prima che fosse necessario ricorrere all’ospedale.
Per realizzare tutto questo sono arrivati anche i fondi del PNRR. Oggi però, conclusa la fase prevista per la realizzazione delle strutture, è il momento di fare un bilancio.
Il problema è che costruire o inaugurare un edificio non basta. Senza personale, senza medici, infermieri e professioni sanitarie, una casa di comunità rischia di essere soltanto una scatola vuota.
Ed è una criticità che anche la Corte dei Conti ha evidenziato. Nel frattempo sempre più cittadini, per ottenere una visita in tempi ragionevoli sono costretti a rivolgersi al privato o a pagare di tasca propria.
Non è questa la sanità che vogliamo? Come consigliera regionale del Movimento cinque Stelle continuerò a chiedere che le risorse pubbliche vengono investite soprattutto nelle persone.
Assumere personale, completare i servizi e rendere davvero operative le case e gli ospedali di comunità. Perché il diritto alla salute non si misura certo dal numero delle inaugurazioni, ma dalla possibilità per ogni cittadino di trovare cure tempestive vicine a casa e realmente accessibili.


