Oggi emerge un’inchiesta gravissima sullo sfruttamento del lavoro nel cuore della Lombardia che coinvolge tra l’altro Andrea Dini cognato del Presidente Attilio Fontana e proprietario del marchio Paul & Shark.
L’accusa, ancora da dimostrare, riguarda turni massacranti, dalle 8 del mattino alle 22 di sera, 7 giorni su 7. Parliamo di lavoratori – spesso stranieri e senza tutele – pagati sotto i minimi, costretti a vivere in condizioni indegne, controllati persino con sistemi di videosorveglianza illegali.
E parliamo di un sistema che riguarda anche la filiera della moda, uno dei simboli del made in Italy.
Non possiamo più far finta di niente.
Il caporalato non è solo un problema del Sud o dell’agricoltura: è una piaga che riguarda anche la Lombardia, anche i settori più ricchi e internazionali.
Mentre qualcuno si vanta dei numeri sull’occupazione, la realtà è che senza diritti e senza dignità il lavoro diventa sfruttamento.
È per questo che da anni chiediamo una misura concreta: il salario minimo.
Perché nessuno dovrebbe essere costretto ad accettare condizioni ai limiti della schiavitù.
Le istituzioni devono intervenire. Subito.
Perché questa non è l’eccezione. È un sistema che va cambiato.
E noi non smetteremo di dirlo


