NEW!! MILANO SPARKLING METROPOLIS NELL’AMBITO DEL NUOVO CICLO DI INTERVISTE “ASPETTANDO LE OLIMPIADI 2026” INTERVISTA ROBERTO DANEO E GIORGIO RE CHE CON LA LORO WEPLAN HANNO REDATTO IL DOSSIER VINCENTE PER LA CANDIDATURA DI MILANO – CORTINA 2026

LE INTERVISTE
“ASPETTANDO LE OLIMPIADI 2026”
Gentile Lettore il 24 giugno 2019 Milano e Cortina si sono aggiudicate l’organizzazione delle Olimpiadi 2026. Questo è un altro traguardo che contribuirà a confermare la leadership internazionale di Milano e sarà un volano positivo per l’economia non solo delle Regioni coinvolte ma per  tutta l’Italia.
MilanoSparklingMetropolis vuole seguire il percorso di avvicinamento all’Evento intervistando i personaggi che hanno contribuito al successo della candidatura di Milano e Cortina e di quelli che contribuiranno alla realizzazione dell’Evento.
Iniziamo questa serie di incontri proponendovi l’intervista a Roberto Daneo e Giorgio Re che con la loro Weplan hanno redatto il Dossier di Candidatura vincente
di Milano – Cortina 2026.
MILANOSPARKLINGMETROPOLIS INTERVISTA 
ROBERTO DANEO E GIORGIO RE


Roberto Daneo e Giorgio Re sono i soci fondatori di Weplan una consulting boutique con una grande esperienza nella gestione dei processi di candidatura per ospitare Grandi Eventi internazionali e nelle successive fasi di organizzazione delle manifestazioni,che ha contribuito al successo di manifestazioni come Olimpiadi di Londra 2012, Expo 2015, Matera Capitale della Cultura 2019, Dubai 2020, Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Come avete vissuto e come siete stati coinvolti nell’iter che ha portato al successo dell’aggiudicazione delle Olimpiadi 2026?
Siamo stati coinvolti sin dalla candidatura di Roma 2024 che poi si è interrotta e poi nel progetto delle Olimpiadi invernali per il quale la prima città che si è candidata è stata Milano. E’ stato fatto quindi una Studio di fattibilità sia con stime economiche e finanziarie sia di visione del progetto e un masterplan.
Le città di Cortina e Torino poi  hanno manifestato il loro interesse ai candidarsi e anche loro hanno elaborato degli studi di fattibilità, su cui siamo stati coinvolti, per verificare se sussistevano tutte le condizioni per ospitare l’evento olimpico. In seguito all’abbandono di Torino, Milano e Cortina si sono unite valutando un percorso di convergenza che ha avuto il pregio di  minimizzare le spese e aumentare le possibilità di scelta degli impianti già esistenti e di maggiore tradizione.

Quali sono secondo voi le caratteristiche che hanno reso vincente il Dossier di Candidatura delle Olimpiadi Milano – Cortina 2026?
Da un lato, aver scelto degli impianti che avevano accumulato una solida esperienza nell’ospitare le diverse discipline: la visione di Milano Cortina 2026 aveva come ambizione quella di garantire la massima soddisfazione degli atleti, consentendo loro di gareggiare in luoghi iconici dove la loro disciplina fosse già radicata per garantire non solo un’efficienza dal punto di vista organizzativo ma anche una attenzione del pubblico molto alta.
Dall’altro, la serietà del progetto tecnico è stata acclarata dal report della Commissione di Valutazione del CIO. Questa tuttavia è solo una condizione necessaria ma non sufficiente per potersi aggiudicare la candidatura: è importante per evitare che ci fossero delle critiche al progetto tali da offrire giustificazioni a quei membri CIO che avessero espresso intenzioni di voto contrarie all’Italia. Sebbene la Svezia fosse partita in ampio anticipo con la candidatura, costruendola intorno al motto “Made in Sweden” proprio per sottolineare come gli svedesi facessero le cose per bene, il CIO ha ravvisato elementi critici, quale per esempio l’ubicazione di impianti in aree protette che avrebbero creato non pochi problemi sotto il profilo della sostenibilità.
Un altro punto vincente è stato il supporto della popolazione. Il CIO ha effettuato un sondaggio per valutare il grado di supporto della cittadinanza italiana alle Olimpiadi. Ebbene  l’87% dei milanesi e l’83% degli italiani (contro il 55% degli Svedesi) si sono dichiarati favorevoli all’evento: un risultato non certamente scontato, se si considera che altre città candidate hanno addirittura votato contro, come è accaduto per la città di Sion in Svizzera, che tra l’altro è la sede del CIO!
Infine la coesione istituzionale di governo, regioni e città anche se di colori politici diversi, insieme con il CONI che ha coordinato tutta la candidatura e in particolare la campagna di raccolta dei voti, ha fatto il resto.

Adesso c’è ancora grande entusiasmo per la vittoria dell’aggiudicazione delle Olimpiadi ma cosa si dovrà fare in futuro per mantenere questo trend positivo?
Il CIO con la riforma introdotta da Agenda 2020 divide in due blocchi il percorso organizzativo: i primi tre anni (ormai sono solo più due) e gli ultimi quattro
La prima fase è dedicata alla pianificazione strategica e ha come obiettivo quello di gettare  basi solide al progetto, in modo che la fase di pianificazione operativa che comincerà nel 2022 sia costruita al fine di realizzare al meglio l’evento.
In questa prima fase è fondamentale sviluppare una pianificazione complessiva, con un cronoprogramma di dettaglio che tenga sotto controllo i tempi, e cominciare a rivedere le ipotesi fatte in fase di Dossier di candidatura per vagliarne ancora la fattibilità a livello di capacità dei siti, integrazione col piano di ricettività e dei trasporti per poter passare alla pianificazione dei siti.
Inoltre, si tratta di Olimpiadi affascinanti perché per la prima volta il modello organizzativo è cambiato, una specie di rivoluzione copernicana, perché una delle caratteristiche del nostro progetto è quello di puntare su impianti già esistenti e di grande tradizione. Questa scelta non solo ha consentito di contenere il budget in conto capitale, tenuto conto che solo un sito competitivo deve essere realizzato ex novo, ma anche permetterà di avvalersi delle numerose professionalità esistenti presso i vari siti durante tutta la fase organizzativa.
Dei 14 siti di gara proposti, 7 non hanno bisogno di interventi significativi, quali per esempio lo stadio del Biatlon di Anterselva, le piste di sci alpino a Bormio e Cortina, il trampolino di Predazzo, la pista da sci di fondo di Val di Fiemme ecc.; alcuni richiedono modesti interventi di ammodernamento, mentre tre impianti necessiteranno di interventi più importanti quali la pista di Bob, Skeleton e Slittino a Cortina, il Pattinaggio di Velocità  a Baselga di Pinè e il Palasharp di Milano, che sarà uno dei due palazzetti dedicati all’Hockey.
L’unico impianto che sarà realizzato ex-novo è il “PalaItalia” a SantaGiulia già previsto indipendentemente dai Giochi Olimpici, ma che in virtù delle Olimpiadi si è deciso di realizzare anche per ospitare le competizioni di Hockey.
Uno dei villaggi olimpici sarà ubicato a Milano e sarà permanente (nell’ambito del progetto di riqualificazione dello scalo ferroviario di Porta Romana), mentre quelli di Cortina e di Livigno saranno temporanei con un utilizzo successivo in caso di bisogno per la Protezione Civile. Questo è stato un altro elemento che ha caratterizzato in modo positivo il nostro Masteplan.
Anche dal punto di vista organizzativo si è voluto ribaltare la prospettiva classica: di solito si assume personale da parte del Comitato Organizzatore per poi delocalizzarlo, in prossimità dei Giochi, sui vari siti. In questo caso, proprio grazie alle numerose professionalità esistenti, si cercherà di valorizzare le risorse già disponibili presso i vari siti di gara, che regolarmente ospitano eventi internazionali come Coppe del Mondo o Campionati Mondiali ed Europei.
Sarà ovviamente importante organizzare dei programmi di osservazione sia in occasione di altre Olimpiadi come Tokio 2020 e Pechino 2022, sia per verificare il livello organizzativo delle manifestazioni ospitate nei siti individuati da Milano Cortina 2026. Per esempio i Campionati Mondiali di Biathlon in programma ad Anterselva dal 12 al 23 febbraio 2020 e le finali di Coppa del mondo di sci alpino che saranno a Cortina dal 18 al 22 marzo 2021, offriranno un’eccellente opportunità per valutare il livello organizzativo e di servizio, valutando eventuali integrazioni necessarie per portarlo ad un livello olimpico: a titolo di esempio, la sicurezza dovrà probabilmente essere garantita secondo standard superiori, perché le gare olimpiche esigono un livello di protezione più elevato e analogamente altre aree di attività come i trasporti o la ricettività.

Expo 2015 e Olimpiadi, due grandi eventi che sono stati organizzati e saranno organizzati a Milano: similitudini e differenze?
Come organizzatori di eventi ed esperti di candidature abbiamo lavorato a diversi grandi eventi; tuttavia Expo 2015 e Olimpiadi, per dimensione, importanza e rilevanza per l’intero paese, possono essere accomunati.
A livello di similitudini, penso innanzitutto alla grande coesione istituzionale che ne ha caratterizzato la fase di assegnazione. Sia per Expo 2015 sia per i Giochi Olimpici di Milano Cortina questa ha avuto un peso determinante sta affermandosi come un modello per l’Italia. Nel caso di Expo 2015, nonostante una maggioranza di Governo e della Provincia di centrosinistra ed un Comune ed una Regione di centrodestra, c’è stato un grande lavoro di squadra, con una comunione di intenti unica. E questo ha anche aiutato il BIE a riconoscere che il progetto italiano era migliore, più dettagliato di quello di Smirne.
Le differenze fra i due tipi di eventi sono ovviamente numerose. Expo è stato il primo evento grazie al quale Milano ha capito di potersi posizionare come punto di riferimento attrattivo non solo in Europa ma nel mondo. Expo 2015 è andata a rafforzare il posizionamento internazionale di cui Milano già godeva grazie alla moda, al design, all’editoria consentendo alla nostra città di fare quel salto di qualità che ormai tutti, sia i cittadini sia i visitatori, riconoscono.
Le Olimpiadi Invernali del 2026 si inseriscono ora in un contesto già ben predisposto nei confronti dei grandi eventi: inoltre Milano già gode di un’ottima reputazione internazionale, che non potrà che risultare ulteriormente rafforzata.
Un’altra differenza fondamentale è che l’Expo si connota come un evento poco “mediatico”, contrariamente alle Olimpiadi che fondano il proprio successo soprattutto sulla capacità di penetrazione del mezzo televisivo e delle nuove tecnologie di trasmissione in streaming delle gare. Nelle Olimpiadi il successo è dato non solo dalla presenza di spettatori negli stadi e sulle piste da sci ma si fonda sulla visibilità televisiva. Ciò aumenta ancora di più la responsabilità organizzativa, perché occorre che tutto quanto viene mostrato in TV sia ottimamente organizzato.
Inoltre, un’altra differenza importante sul piano logistico e operativo, è che Expo 2015 si è svolto in un solo sito mentre per i Giochi Olimpici ce ne saranno tanti da gestire contemporaneamente: sempre pensando alla sicurezza, basti pensare a cosa significa avere non un centro di coordinamento unitario, che per Expo era in via Drago a Milano, bensì diversi centri da ubicare in corrispondenza dei diversi territori che ospiteranno le Olimpiadi, con numerose Prefetture coinvolte. Di contro le Olimpiadi hanno una durata molto inferiore – 17 giorni contro i sei mesi di Expo – e un numero di visitatori stimati conseguentemente più limitato.

Sempre partendo da un parallelo con Expo 2015 e ricordando le corse che sono state necessarie per arrivare in tempo e pronti  all’apertura dell’Evento, per le Olimpiadi cosa c’è da fare per rimanere nelle tempistiche?
In primo luogo, un lavoro puntuale di pianificazione delle tempistiche delle diverse attività richieste, perché è il presupposto per poter valutare eventuali scostamenti nella realizzazione dell’evento: ciò si può realizzare attraverso un cronoprogramma suddiviso per le varie aree e per i vari siti in cui siano indicate le principali attività per ogni area funzionale, nonché tutte le relazioni di interdipendenza che possono generare ritardi a cascata, qualora le scadenze previste per una determinata attività non venissero rispettate.
In secondo luogo, è cruciale non perdere tempo all’inizio perché, come tutti i progetti che non hanno una scadenza dilazionabile, ogni giorno perso su un grande evento non si recupera più. Devo dire che il Comitato di Coordinamento ha continuato ad operare anche dopo l’assegnazione dei Giochi senza interruzione e con grande slancio.
Nel mese di dicembre scorso è stata anche costituita la Fondazione che assumerà il ruolo di Comitato Organizzatore e si attende a breve la definizione della cosiddetta “legge olimpica”, dalla cui approvazione scaturirà poi la costituzione dell’Agenzia di Progettazione Olimpica, che è il soggetto individuato per avviare tutte le progettazioni e successivamente la costruzione degli impianti.
Secondo le tempistiche individuate nel Dossier di Candidatura, tutti gli impianti dovrebbero essere completati entro il 2024 per poter ospitare le gare di prova – che in gergo si definiscono “test events”. Ovviamente rispetto all’Expo del 2015, aiuta in questo caso il ridotto volume di investimenti – inferiore a 400 milioni di euro – anche se occorre tener presente le complessità legate all’operatività in zone di montagna, dove la stagionalità obbliga a concentrare i lavori di cantiere in 7 o 8 mesi al massimo.
Per concludere, sarà importantissimo anche pianificare tempestivamente la legacy dei Giochi, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti che saranno ammodernati con significativi investimenti. Non a caso, CIO ha già chiesto sin dalla fase di candidatura di produrre studi di fattibilità e business plan, per verificare la sostenibilità economica e operativa degli impianti dopo i Giochi.
Per governare tutto il processo di gestione dell’eredità olimpica, sarà inoltre costituito un Forum della Sostenibilità e della Legacy, che riunirà tutti gli stakeholders e che svilupperà un piano complessivo volto a massimizzare i benefici derivanti sia dalla cosiddetta eredità materiale – legata al riutilizzo degli impianti – sia all’eredità intangibile dei Giochi, che è stata declinata in 4 grandi aree prioritarie: sportiva, sociale, economica ed ambientale.

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Paola Pizzighini

Sono Avvocato Giuslavorista con 10 anni di esperienza nei più affermati studi legali Milanesi a cui è seguita una lunga esperienza in Confindustria in cui ho potuto sviluppare le mie capacità relazionali ed empatiche nelle relazioni industriali e istituzionali.

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