TELESCOPE L’EDITORIALE DEL MONDO DELL’ARTE CON INTERVENTI DI GIORNALISTI, CRITICI, CURATORI, ARTISTI PRESENTA “RACCONTI: GIUSEPPE FANTASIA SULLA MOSTRA DI MARCELLO RUMMA AL MADRE DI NAPOLI” – “SILVIA CONTA: UN ANNO AL MACTE DI TERMOLI” – STEFANO CASTELLI : CAROL RAMA E CO WESTERIK ALLA FONDAZIONE CARRIERO MILANO” – FONDAZIONE MARCONI MILANO : TOMMASO TRINI RACCONTA LUCIO DEL PEZZO” E TANTI ALTRI

 

 

EDITORIALE

Ora che le vecchie strade sono impraticabili, continuiamo a percorrere quella nuova che abbiamo costruito, offrendovi anche per la settima edizione di TELESCOPE un mosaico complesso di voci e immagini, un racconto del “lontano” osservato attraverso la lente di un telescopio immaginario.
Le parole di giornalisti, critici, curatori, artisti ci aiutano anche oggi a descrivere mostre che un giorno speriamo di vedere, musei che sfidano la “clausura” su piattaforme digitali, artisti di cui presto scopriremo il lavoro, accanto a progetti speciali che attraverso l’Arte continuano a costruire ponti, riempire vuoti, alimentare la nostra curiosità, ma anche a dare una mano in questo momento di difficoltà.
Organizzata in RACCONTI, VIDEO ed EXTRA, questa newsletter settimanale, attraverso le voci dei protagonisti di quel mondo culturale di cui siamo portavoce, vuole restituire, senza pretendere di sostituirla, l’emozione della fruizione culturale dal vivo, dando un piccolo contributo alla circolazione della cultura in un momento in cui poco altro si può spostare.
Per questa edizione, nella sezione RACCONTI troviamo Giuseppe Fantasia, firma di Il Foglio e di Huffington Post, con un ritratto di Marcello Rumma, grande intellettuale degli anni Sessanta e Settanta protagonista di una mostra al MADRE di Napoli; Silvia Conta – contributor tra gli altri di Exibart e Flash Art – traccia un primo bilancio dell’esperienza del museo MACTE di Termoli a un anno dalla sua apertura; Stefano Castelli, storica firma di Arte e Artribune, traccia un ritratto di Carol Rama e Co Westerik nell’attesa della mostra che il curatore Francesco Stocchi sta preparando per la Fondazione Carriero di Milano.
Nella sezione VIDEO, un viaggio alla scoperta della poetica di Lucio Del Pezzo, a pochi giorni dalla sua scomparsa, e della sua mostra Sagittarius curata da Tommaso Trini allo Studio Marconi nel 1969 e ricostruita nel 2014 negli spazi della Fondazione Marconi; e ancora un contributo di Cristiana Perrella su Centro Pecci Extra, il programma di attività digitali di approfondimento e intrattenimento culturale, che il museo di Prato dedica al suo pubblico.
Nella parte EXTRA, segnaliamo Corpi sul palco, la rassegna di arti performative sul palco digitale del Teatro Linguaggicreativi a cura di Andrea Contin, la visita virtuale alla mostra Oltre la profezia. Sergio Vacchi 1952 – 2006 con la guida del curatore Marco Meneguzzo, e #sharingiscaring il progetto social della Fondazione Antonio Dalle Nogare, perché il lockdown non fermi l’Arte!
Vi ricordiamo che l’archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com
Buona lettura!
Lo staff di Lara Facco P&C
#TeamLara
Lara Facco
Camilla Capponi, Barbara Garatti, Marta Pedroli,
Claudia Santrolli, Denise Solenghi e Francesca Battello
con la collaborazione di Annalisa Inzana
26 aprile 2020

RACCONTI

 

Giuseppe Fantasia sulla mostra I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970, al MADRE di Napoli

Uno come Marcello Rumma (1942-1970) alimentò per tutta la sua breve vita la sete di conoscenza e quella di esperienza senza mai abbandonarle, ma condividendole attraverso eventi, mostre e incontri che tennero attivo il dibattito culturale campano degli anni Sessanta e Settanta. A poco più di vent’anni organizzava già rassegne nella sua Salerno, ospitate in diversi spazi cittadini, tra cui il Collegio Colautti di cui divenne vicedirettore artistico e che poi trasformò in un centro studi di incontri e dialoghi continui con filosofi, artisti e critici. Fu però Amalfi il suo principale centro d’azione, e in quella città simbolo (assieme a Positano e a Ravello) di una costiera quasi sempre baciata dal sole e dai colori cangianti al mutar delle stagioni, ne organizzò tre negli antichi arsenali cittadini, tra cui Arte Povera più Azioni Povere curata da Germano Celant. Ebbero tutte una risonanza internazionale e resero Amalfi e il suo territorio un centro di produzione, riflessione e condivisione pubblica di una pratica dell’arte attiva, partecipata e democratica.
Con Lia – moglie, socia e sua grande sostenitrice – portò Amalfi al centro del mondo grazie anche ai continui incontri e confronti con i più importanti galleristi dell’epoca, dai parigini Sonnabend ai torinesi Stein, dai napoletani Dina Carola e Lucio Amelio al romano Sargentini. Insieme organizzarono anche la mostra Amalfi 68, inserita nel 2003 da Phaidon Press tra le 100 mostre più importanti al mondo, davvero unica nel suo genere.
Oggi il MADRE di Napoli ha deciso di ripercorrere sei anni della sua vita e quell’intenso periodo per l’arte con la mostra I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970, ora visitabile online sul sito del museo. Curata da Gabriele Guercio con Andrea Viliani e fortemente voluta dalla presidente del MADRE Laura Valente, vede esposte 150 tra fotografie, lettere e documenti e più di 80 opere d’arte contemporanea italiana e internazionale, tra cui quelle di Andy Warhol, Jannis Kounellis, Pino Pascali, Piero Gilardi, Luciano Fabro, Mario e Marisa Merz, Frank Stella, Richard Long e Alighiero Boetti. L’attività pubblica di Rumma – omaggiato di recente anche dal Castello di Rivoli e dal Philadelphia Museum of Art – viene ripercorsa in undici sezioni che ricordano anche che fu direttore artistico dello spazio Einaudi 691 di Salerno, fondatore della casa editrice che porta il suo cognome e che pensò progetti mai realizzati (ad esempio quello per una nuova abitazione per artisti a Pontecagnano), perché decise di andarsene troppo presto. Sono rimaste però indelebili nella memoria della storia dell’arte le sue intenzioni, i suoi pensieri e questa grande mostra in suo onore lo dimostra. Quando il MADRE riaprirà, andate a Napoli e visitatelo, perché è un’esperienza nell’esperienza, piena di sorpresa. Tra le tante, la sua terrazza. C’è l’opera di Bianco-Valente con la scritta Il mare non bagna Napoli (omaggio al famoso libro di Anna Maria Ortese), ma soprattutto da lì godrete una delle viste più belle sulla città, una di quelle che sarebbe tanto piaciuta a Rumma, un intellettuale tra i più legati al suo presente, ma con la mente già proiettata al futuro.
Crediti immagini: Lia e Marcello Rumma nella loro dimora di Salerno / Post 1968 / Archivio Lia Incutti Rumma // Amalfi 68: Arte Povera più Azioni Povere / Visuale della mostra negli Antichi Arsenali / Photo credit: Bruno Manconi / Archivio Lia Incutti Rumma // Amalfi 68: Arte Povera più Azioni Povere / Azione di Michelangelo Pistoletto e I Guitti dello Zoo nella piazza di Amalfi: L’Uomo ammaestrato / Photo credit: Bruno Manconi / Archivio Lia Incutti Rumma // Azione di Gino Marotta: Il giardino all’italiana (1968) / Arte povera più̀ Azioni Povere – RA3 (a cura di Germano Celant) / Antichi Arsenali, Amalfi (4, 5, 6 ottobre 1968) / Photo credit: Bruno Manconi / Courtesy Archivio Lia Incutti Rumma // Mario Merz durante l’allestimento dell’opera Cono (1967) / Arte Povera più Azioni Povere – RA3 (a cura di Germano Celant) / Antichi Arsenali, Amalfi / Photo credit: Bruno Manconi / Courtesy Archivio Lia Incutti Rumma // Bambini che giocano con l’opera di Pino Pascali Vedova Blu (1968) / Arte povera più̀ Azioni Povere – RA3 (a cura di Germano Celant) / Antichi Arsenali, Amalfi (4, 5, 6 ottobre 1968) / Photo credit: Bruno Manconi / Courtesy Archivio Lia Incutti Rumma // Amalfi 68: Arte Povera più Azioni Povere / Veduta della mostra Arte Povera più Azioni Povere / In primo piano l’opera Sarcofago di Michelangelo Pistoletto / Photo credit: Bruno Manconi / Archivio Lia Incutti Rumma

Silvia Conta, Un anno di MACTE: Termoli e le sfide aperte

Un anno fa, il 28 aprile, inaugurava il MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli, in un edificio di 500 metri quadrati nato dalla ristrutturazione e della riprogettazione di un vecchio mercato rionale.
Al giro di boa del suo primo anno di attività, nell’imprevisto e incerto scenario generale, il MACTE rappresenta un caso particolarmente interessante, perché protagonista di una sfida aperta su più fronti già prima dell’emergenza sanitaria: dalla designazione del nuovo Direttore al consolidamento del rapporto con il territorio, fino al posizionamento nel sistema museale nazionale.
Il museo istituito dalla Fondazione MACTE, con la partecipazione del Comune di Termoli e del partner privato Emi Holding S.p.A., ha tra i suoi principali obiettivi quello di garantire una collocazione e una fruizione aperta al pubblico alla collezione di oltre 470 opere divenute patrimonio comunale grazie al Premio Termoli, iniziato nel 1955 e reso biennale dal 2016. La manifestazione ha creato per la città un patrimonio costituito da opere di artisti tra cui troviamo Carla Accardi, Dadamaino, Antonio Calderara, Tano Festa, Achille Perilli, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini, a cui si aggiungono le nuove generazioni con Riccardo Baruzzi e Benni Bosetto, vincitori delle edizioni più recenti.
La direzione del primo anno del museo è stata affidata ad interim a Laura Cherubini, con la presidenza di Paolo De Matteis Larivera.
Il Museo ha aperto al pubblico con la presentazione della collezione nella mostra Art is Easy, a cura di Laura Cherubini e Arianna Rosica, seguita ad agosto dall’antologica Giuseppe Uncini / Termoli 2019, a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio. Negli ultimi giorni di febbraio 2020 è stata inaugurata la personale di Nanda Vigo, Light Project 2020 (fino al 16 maggio), allestita nelle sale, ma rimasta priva di pubblico, a condividere il destino di tutte le mostre in questi mesi.
In parallelo a tutto ciò il museo ha lavorato intensamente sul rapporto con il territorio, richiamando migliaia di visitatori e raccogliendo su di sé molte aspettative.
Grazie al lavoro compiuto, il Museo – ha dichiarato Paolo De Matteis Larivera in un’intervista a inizio marzo – ha individuato nuove vie da percorrere, nella “necessità di ricavare nella propria produzione delle nicchie di specializzazione e di sperimentazione che possano rafforzarne l’identità anche al di fuori degli standard più convenzionali”.
La ricerca del nuovo Direttore, ha proseguito il Presidente, è mirata a individuare “una persona capace di trovare, nella periferia territoriale nella quale il MACTE si colloca, ispirazione in luogo di limitazione, oppure, meglio ancora, ispirazione dalla limitazione”.
Un ritratto professionale che oggi sembra più calzante che mai e adatto anche alle più grandi istituzioni.
Queste premesse, unite alle sfide imposte dalla situazione attuale, accendono la curiosità sul futuro prossimo del Museo, che a un anno dall’apertura si trova a riscriversi, soprattutto attraverso le scelte programmatiche e operative del nuovo Direttore, che entrerà in carica a settembre 2020 con un mandato triennale.
Crediti immagini: installation view della mostra Nanda Vigo. Light Project 2020 // installation view della mostra Giuseppe Uncini / Termoli 2019 // inaugurazione della mostra Gino Marotta // inaugurazione della mostra Art is Easy // una coneferenza al MACTE // un laboratorio per bambini al MACTE // per tutte le immagini: Courtesy MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli

Stefano Castelli su Carol Rama e Co Westerik, aspettando la mostra alla Fondazione Carriero

Separazione: al posto del corpo senza organi di Artaud, gli organi senza corpo. Gli occhi come protesi; la camera d’aria di bicicletta come parte per il tutto di un corpo scorticato, sviscerato fino a rimanere solo pulsazione e pulsione sessuale.
Nell’immaginario che evocano le opere e la figura di Carol Rama, la segregazione è un elemento fondamentale. Segregazione dalle tendenze prevalenti nel mondo dell’arte e anche dal pieno riconoscimento: per anni si è parlato di lei dichiarando ammirazione ma trattandola come un fenomeno pittoresco, con quel sorrisino di tenerezza che si riservava alle artiste soprattutto se in là negli anni. E che si riserva agli irregolari -come se la difformità avesse bisogno e meritasse un’etichetta: “Follia”. Ma anche segregazione simbolica dal mondo, sciopero autodichiarato dagli automatismi dell’immaginario collettivo per rifugiarsi in altri automatismi, più liberi e fecondi da un punto di vista psicanalitico e artistico.
Da questo derivano universi completi dall’ampiezza cosmica – come sottolinea il progetto della mostra alla Fondazione Carriero, che si spera possa aprire al più presto una volta terminata l’emergenza. Ma universi racchiusi in se stessi, la cui complessità è fatta dell’accumulo di tanti frammenti. Il corpo è sfrenato, turgido, privo di epidermide, nelle composizioni dell’artista. Non c’è più bisogno di distinguere tra corpo e protesi; elemento essenziale e orpello; organo e accessorio.
E poi c’è l’autosegregazione nell’atelier (altro spunto della mostra), che vale in teoria per tutti gli artisti ma per figure come Carol Rama assume lo statuto di mondo alternativo, di parte per il tutto. L’isolamento creativo non è una negazione del mondo ma una stazione di ricezione dei suoi stimoli, che offre la possibilità di selezionare i segnali che giungono escludendo quelli deleteri, massificati, commerciabili.
Per Co Westerik, l’altro protagonista della doppia personale assieme a Carol Rama, il corpo è invece in apparenza integro. Ciò che non si vede è ipoteticamente presente nel fuori campo. Ma questo corpo integro si preserva dagli attacchi della disumanizzazione immergendosi in atmosfere ovattate: interni in stile realismo magico, sfondi che sono solo ipotetici e non regalano nessun contesto alla figura, visioni ravvicinate che rendono immensi e universali piccoli frammenti dell’anatomia umana. Oppure, il corpo quasi si dissolve in immagini sfumate dove l’anatomia è la leva per l’astrazione, l’assolutezza.
Per entrambi gli artisti, l’huis-clos è un antro ma anche un osservatorio privilegiato sulla complessità del mondo. Dissociarsi per partecipare: l’esatto contrario dell’accusa di autoreferenzialità che si riserva troppo spesso agli artisti.
Crediti immagini: Carol Rama in his studio, 1980 / Ph. Pino Dell’Aquila // Co Westerik nel suo studio in Francia, 2018 / Ph. Mart Boudestein

VIDEO

CENTRO PECCI EXTRA

Ogni settimana una bandiera d’artista, ogni giorno un nuovo contenuto sulla sua Web TV: con Centro Pecci Extra il museo trasferisce online le sue attività e offre al pubblico approfondimenti sulle mostre, video d’artista, materiali d’archivio, film, contributi di scrittori, artisti, critici.
A circa un mese dal lancio,la Direttrice del Pecci Cristiana Perrella ci racconta che il palinsesto oggi si arricchisce di nuove produzioni: continuando a mandare un segnale di vitalità, resistenza e solidarietà e cercando, tramite l’uso delle dirette, una maggiore interazione con il pubblico, Centro Pecci Extra offrirà anche laboratori d’artista, studio visit con gli artisti delle mostre che verranno, presentazione dei nuovi cataloghi, conversazioni con gli scrittori di Pecci Books.
Crediti: Courtesy Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

FONDAZIONE MARCONI

Tommaso Trini racconta la mostra Sagittarius di Lucio Del Pezzo

Nelle parole di Pierre Restany, Lucio Del Pezzo è un “naîf saggio, un perverso di buona compagnia, un arlecchino in borghese” che ci invita a giocare.
Sin dal suo arrivo a Milano negli anni Sessanta, l’artista napoletano instaura con Giorgio Marconi un’intensa collaborazione, mai interrotta in oltre 50 anni di attività.
La figurazione neodadaista, la cultura popolare partenopea, una geometria razionale archetipica di sapore metafisico, ma anche il linguaggio pop, trovano spazio nelle sue opere, ospitate più volte negli spazi della galleria. Protagonista di questo video è la mostra Sagittarius, realizzata nel 2014-2015: a introdurla il curatore Tommaso Trini, che ci accompagna in un viaggio alla scoperta della poetica di questo grande artista scomparso lo scorso 12 aprile.
 
Crediti video: Courtesy Fondazione Marconi, Milano

EXTRA

CORPI SUL PALCO | PERFORMANCE DA CASA IN TEMPO DI QUARANTENA

Sul tetto o dal balcone, nel salotto o in cucina, per le scale o in giardino: con CORPI SUL PALCO | PERFORMANCE DA CASA IN TEMPO DI QUARANTENA, a cura di Andrea Contin, gli spazi della quarantena diventano il palcoscenico di una rassegna di arti performative.
Sul palco digitale creato da Teatro Linguaggicreativi (www.corpisulpalco.com), l’1 e 2 maggio, artisti internazionali ed esordienti assoluti racconteranno la loro esperienza di clausura forzata, accettando la sfida di interpretare la loro pratica performativa in un modo diverso e indubbiamente ricco di potenziale. Un contributo diretto a quel percorso di rinnovamento delle modalità produttive ed espositive, diventato di vitale urgenza in questi giorni.

ARTE FUORI DI SÉ

Oltre la profezia. Sergio Vacchi 1952 – 2006

Arte Fuori di Sé è il format video pensato dal Comune di Siena per offrire una visita virtuale alle bellezze di Siena in questi giorni di chiusura forzata. Tra i video, pubblicati sul portale Siena Comunica, anche quello dedicato alla mostra Oltre la profezia. Sergio Vacchi 1952 – 2006, a cura di Marco Meneguzzo, promossa dal Comune di Siena con la collaborazione della Fondazione Sergio Vacchi e ospitata all’interno del Complesso Museale di Santa Maria della Scala. Il video ci porta nelle sale espositive, accompagnati dalla voce del curatore, tra le oltre trenta opere esposte prodotte dall’artista tra il 1956 e il 2006, di cui alcune inedite, alla scoperta del mondo visionario, ma allo stesso tempo profetico, dell’artista scomparso nel 2016.

FONDAZIONE ANTONIO DALLE NOGARE

#sharingiscaring

Affinchè il lockdown non fermi l’arte, la Fondazione Antonio Dalle Nogare ha ideato per i suoi profili Instagram e Facebook il progetto digitale #sharingiscaring.
Ogni settimana condivide sui social una delle opere attualmente in Fondazione con una scheda di approfondimento, pubblica una citazione di uno degli artisti in collezione promuovendo una call to action per indovinarne l’autore, presenta uno dei libri più interessanti della sua Biblioteca e suggerisce una top five del meglio che il mondo dell’arte ha proposto per le piattaforme digitali.
Condividere sui social i messaggi, le opere, i contenuti culturali, usando gli hashtag #sharingiscaring e #facciamocicompagnia, sarà un modo per rendere l’Arte ancora più vicina.
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Paola Pizzighini

Sono Avvocato Giuslavorista con 10 anni di esperienza nei più affermati studi legali Milanesi a cui è seguita una lunga esperienza in Confindustria in cui ho potuto sviluppare le mie capacità relazionali ed empatiche nelle relazioni industriali e istituzionali.

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