Glovo, Lombardia laboratorio di schiavismo tecnologico

Il caso di Glovo è solo l’ultimo tassello di un mosaico che sta trasformando la Lombardia in un laboratorio di un nuovo schiavismo tecnologico.
Le indagini del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri ha svelato una realtà agghiacciante: circa 40.000 rider sarebbero sottoposti a una etero organizzazione algoritmica con paghe inferiori sino all’80% rispetto al contratto di riferimento e turni massacranti che arrivano anche a 60 ore settimanali.
Non parliamo di liberi professionisti, ma di lavoratori subordinati di fatto, privati però delle minime tutele assicurative, previdenziali e di sicurezza previste dal contratto collettivo della logistica.
Come Movimento cinque Stelle rivendichiamo con forza la necessità del passaggio immediato dei rider ad un lavoro vero e ad un contratto vero. È necessaria l’assunzione diretta e l’applicazione integrale di un contratto collettivo.
Solo questo contratto può garantire il diritto a ferie e malattie, soprattutto alla fine del cottimo, ad una paga dignitosa, mentre ora le paghe sono basate sul numero di consegne invece che sul tempo di lavoro, violando l’articolo 36 della Costituzione.
È anche a questo che servirebbe il salario minimo, proprio per evitare situazioni lavorative intollerabili come quella dei rider.
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