IVECO SVENDUTA E IL GOVERNO RESTA A GUARDARE
Con la vendita di Iveco, assistiamo all’ennesimo pezzo di industria italiana che passa di mano.
Un colosso storico del settore automobilistico e della difesa, simbolo di competenze tecniche e capacità produttiva, viene ceduto nel silenzio generale, come se fosse una semplice operazione di mercato.
Ma non è così.
Iveco non è solo un’azienda: è un presidio occupazionale per migliaia di lavoratori, è know-how tecnologico, è capacità di innovazione, è presenza industriale in territori strategici per il Paese.
Parliamo di mezzi civili, militari, antincendio. Parliamo di difesa, di trasporti pubblici, di transizione energetica.
E il Governo Meloni, invece di rafforzarla come asset nazionale, lascia che venga venduta senza muovere un dito, con il rischio concreto che la filiera produttiva venga smantellata o delocalizzata, che il controllo sulle tecnologie sensibili venga perso, che i lavoratori paghino, come sempre, il prezzo più alto.
È ora di dire basta a questa logica miope.
Servono politiche industriali serie, una visione a lungo termine e la volontà di difendere ciò che resta del nostro patrimonio produttivo.
Lo Stato deve tornare ad avere un ruolo attivo, non solo come spettatore o facilitatore di operazioni speculative.
Depositerò un’interrogazione alla Giunta Regionale per far luce sul destino dei siti produttivi in Lombardia e sul futuro dei lavoratori.



